Le criptovalute sono digitali, ma la loro tassazione in Italia è sempre più concreta. Negli ultimi anni il Fisco ha introdotto regole più chiare per disciplinare Bitcoin e gli altri asset crypto, definendo meglio il trattamento fiscale di acquisti, vendite e plusvalenze. Con le novità della Legge di Bilancio 2026, il quadro normativo è oggi più chiaro rispetto al passato, anche se resta un tema tecnico e in continua evoluzione.
Come sono inquadrate le cripto dal Fisco in Italia
Per anni il Fisco italiano ha assimilato le criptovalute alle valute estere, basandosi su una sentenza della Corte di Giustizia dell'UE del 2015. Questa impostazione era tuttavia controversa, poiché le cripto non hanno corso legale e i wallet non sono equiparabili a conti correnti bancari. Con la Legge di Bilancio 2023 il legislatore ha finalmente introdotto una disciplina fiscale specifica per le cripto-attività, superando l'assimilazione forzata alle valute estere e inquadrandole come fonte autonoma di redditi diversi ai sensi del TUIR. Oggi è importante distinguere tra diverse categorie di cripto-attività, perché, come vedremo, non tutte sono tassate allo stesso modo.

Tassazione: cosa dice la legge
Il riferimento principale per la tassazione delle criptovalute (per persone fisiche non imprenditori) è l'articolo 67 del TUIR, comma 1, lettera c-sexies. Questa norma include tra i redditi diversi:
- le plusvalenze da cessione a titolo oneroso di cripto-attività
- le plusvalenze da permuta tra cripto-attività diverse
- le plusvalenze da rimborso di cripto-attività
La base imponibile è la differenza tra il corrispettivo percepito e il costo di acquisto documentato. Se non si riesce a documentare il prezzo di carico, il costo si considera pari a zero, il che significa che si viene tassati sull'intero importo incassato.
Quando scatta la tassazione? La tassazione coincide con la realizzazione della plusvalenza, cioè quando si converte la cripto in valuta legale, quando si scambia con un'altra cripto-attività o la si usa per un pagamento.

Quali sono le novità 2026?
La Legge di Bilancio 2026, con l'articolo 13, introduce importanti novità per chi investe in cripto-attività.
Ecco i punti principali:
Aliquota agevolata al 26% per i token di moneta elettronica in euro
Regime fiscale più favorevole per gli e-money token denominati in euro: strumenti digitali che mantengono un valore stabile rispetto all'euro e sono coperti da riserve interamente in euro, disciplinati dal Regolamento UE 2023/1114 (MiCAR). Per questi token si applica un'aliquota sostitutiva del 26% anziché del 33%.
Le altre cripto-attività (Bitcoin, Ethereum, altcoin, ecc.), invece, restano soggette all'aliquota ordinaria al 33%.
Conversione euro ↔ token: nessuna plusvalenza, infatti la semplice conversione da euro a token di moneta elettronica (o viceversa) non genera plusvalenze o minusvalenze.

Gli obblighi dell'investitore
Chi detiene criptovalute è tenuto a compilare il Quadro RW della dichiarazione dei redditi, il quadro dedicato al monitoraggio degli investimenti finanziari esteri e patrimoniali. Dichiarare le cripto nel Quadro RW è un adempimento formale che non comporta il pagamento di imposte, ma la mancata dichiarazione può portare a sanzioni.
La dichiarazione riguarda il controvalore in euro delle cripto-attività detenute al 31 dicembre dell'anno di riferimento, calcolato al cambio indicato sulla piattaforma d'acquisto. Negli anni successivi si indica il valore detenuto a fine anno o alla data di vendita.
Attenzione: non c'è più una soglia minima oltre cui scatta l'obbligo. È quindi buona prassi dichiarare qualunque posizione in cripto-attività.
Le criptovalute sono ormai parte del panorama finanziario moderno e conoscere le regole fiscali è diventato essenziale per gestirle in modo corretto. Anche se la normativa resta in evoluzione, oggi fortunatamente il quadro italiano è più chiaro rispetto al passato e consente agli investitori di operare con maggiore consapevolezza.
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